La Rete: rischi e opportunità

Rete e Media Education

Amore, questo è ciò che fa muovere ogni cosa.
Matteo lo sa bene, lavorando con le persone e con i ragazzi in particolare, quanto sia importante supportarli raccontando loro il bene che c’è il ognuno di noi, mettendo in luce gli aspetti buoni di ogni essere umano, mostrando loro i modelli positivi. E per fare ciò ci vuole passione, quella vera che pulsa dentro, che ti fa muovere nella consapevolezza che ne vale sempre la pena contagiare con la positività le persone, anche quando le sfide sono ardue.
Matteo il suo lavoro lo fa con un senso di cura innato e, anche, tramandato dalla vita in parrocchia quando faceva l’animatore e si prendeva cura dei ragazzi più piccoli.
Ciò che ama di più del suo lavoro è sentire la fiducia dei ragazzi quando si aprono con lui, anche se lo conoscono da poco. È sapere di essere per loro una persona su cui fare affidamento.
Così dal connubio tra la passione per la Comunicazione e il Web e l’Educazione dei più giovani, ecco che salta fuori ciò di cui si occupa: la media education.
Lo fa attraverso percorsi educativi nelle scuole, incontri formativi per genitori e insegnanti sui temi dei nuovi media.

Di seguito la nostra breve intervista.

Quali tra i diversi pericoli del web è quello più preoccupante secondo te?

Il web raramente ti fa pensare. Le sue dinamiche sono veloci. Non abbiamo pazienza di attendere, di leggere a lungo una pagina, di perdere troppo tempo per una ricerca. Questo vale per noi adulti, figuriamoci per i più giovani! Però questo è molto pericoloso perché fa si che tendiamo ad utilizzare la parte più primitiva e meno cognitiva: di qui gli attacchi, gli haters, il cyberbullismo, le catene, la maleducazione, il mancato rispetto delle regole e delle persone… Questo secondo me è il rischio più grande. Una deriva di inciviltà. Bisogna diffondere una nuova etica della rete o crearne proprio una. Ci sto lavorando con degli amici: si chiama www.digitaletica.com

 

In che cosa vedi più “sofferenti” i ragazzi oggi?

Vedo generazioni scarsamente empatiche. Il dolore degli altri non si sente ma il proprio è quello più forte, solo che (per la stessa ragione) non interessa agli altri. Vedo delle generazioni inconsapevoli di molte cose, che vivono in una superficialità piuttosto sconcertante. Credo che questa dipenda dal fatto che negli ultimi decenni la figura dell’adulto è completamente scomparsa, dando vita ad un ibrido ultra adolescente amico dei propri figli incapace di stabilire delle regole, incapace di interagire con le altre agenzie educative (l’alleanza scuola-famiglia è completamente saltata!)
Secondo me oggi i ragazzi soffrono principalmente di mancanza di prospettiva. Molti di loro sognano di fare gli Youtubers perché dà loro l’illusione di un successo (spesso associato al guadagno) facile e senza impegni. Ma si tratta di un’illusione per l’appunto.
Dobbiamo restituire a questi ragazzi un senso e una prospettiva. Sta a noi adulti.

Di che cos’hanno più bisogno secondo te i ragazzi?

Credo di aver già risposto. Ma sottolineo ancora: hanno bisogno di figure adulte coerenti e positive. Hanno bisogno di vivere in contesti che abbiano delle regole condivise, dove esistano alleanze educative chiare e senza fraintendimenti.

Una cosa positiva dei social?

La Rete in generale, non solo i social, hanno molti aspetti positivi. Quello che lo sviluppo tecnologico ci sta permettendo di fare è semplicemente fantastico. Io sono assolutamente PRO tecnologia. Tuttavia credo che le luci abbiamo oscurato le ombre, che molte cose siano state interpretate come un “gioco” o come un normale e scontato passaggio storico. Il passaggio ai nuovi media invece (a differenza di quello che ha caratterizzato i mass media negli anni ‘50 e ‘60) è completamente diverso: nelle nostre tasche, nei nostri zaini, nelle nostre borse ci sono porte aperte sul mondo, sul bene e sul male del mondo. Se non impariamo ad educare prima noi stessi e poi le giovani generazioni ad un uso consapevole e corretto di questi strumenti, il rischio è che siano loro ad usare noi anziché il contrario.

Per saperne di più su Matteo Maria Giordano → http://www.matteomariagiordano.com/