EMOZIONI UMANE

Le quattro emozioni principali

Dall’ Atlante delle emozioni umane di Tiffany Watt Smith:

RABBIA

Gli occhi bruciano e fiammeggiano. Le guance arrossiscono, le labbra tremano. I muscoli si gonfiano con il bisogno mostruoso di fare a pezzi qualcosa. I capelli si rizzano. Potrebbe essere la descrizione della trasformazione di Bruce Banner nell’Incredibile Hulk. In realtà è il modo in cui il filosofo Seneca descrive la rabbia in uno dei più vecchi e influenti testi sul controllo della rabbia esistenti: il De ira, scritto nel I secolo d. C. Seneca considerava la rabbia la “passione, che è fra tutte la più turpe”, “una follia di breve durata” durante la quale siamo più simili a un animale selvaggio che a un essere umano. Seneca pensava, come Aristotele prima di lui, che la causa stesse nel sentirsi sminuiti o insultati – specialmente se gli insulti arrivano da qualcuno che a nostro avviso non si può permettere di offenderci.
La rabbia è un’emozione indisciplinata.

PAURA

Gli occhi si spalancano e l’udito si acuisce, il cuore batte in fretta, prendiamo a respirare affannosamente o, all’opposto, tratteniamo l’aria nei polmoni. Cerchiamo di nasconderci, o di fuggire. O magari, grazie ad un picco di adrenalina, ci mettiamo a lottare. Sono reazioni istintive. Davanti a una minaccia, il nostro corpo prende il controllo e va avanti con il pilota automatico.
La paura è semplicissima. Eppure…

TRISTEZZA

Quando qualcuno vi prende per mano e vi dice: «È successa una cosa terribile». Dopo lo shock arriva un’altra sensazione: vi sentite come sopraffatti, esausti. La vostra mente affonda. Braccia e gambe non vi reggono più. Non avete più bisogno di energia: è finito il momento in cui potevate essere arrabbiati, o provare a cambiare la situazione.
La tristezza ci può portare al silenzio – cos’altro ci resta da dire? – oppure possiamo cercare una forma di consolazione nelle parole o nelle lacrime. In qualsiasi modo compaia nelle nostre vite, la tristezza è una delle emozioni che si avvicinano di più alla rassegnazione e all’accettazione. Proviamo tristezza davanti a tutto ciò che è irreversibile: quando perdiamo qualcuno, o qualcosa, e non possiamo fare nulla per riaverli indietro.

GIOIA

«Sebbene avesse trent’anni, Bertha Young viveva ancora momenti come questo in cui desiderava correre invece di camminare, salire e scendere dal marciapiede a passo di danza, giocare al cerchio, lanciare qualcosa in aria e riprenderlo al volo oppure stare ferma a ridere di… niente, semplicemente di niente.»

Katherine Mansfield, “Felicità”


E tu come ti comporti quando entri in contatto con queste emozioni?